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lunedì 29 luglio 2013

1 - Lo scafandro e la farfalla


a cura di Micaela Crisma, psicoterapeuta ACCSE
micaela_crisma@yahoo.it



Prendiamo a prestito il titolo di un bellissimo film per descrivere come molte donne si sentono rispetto al proprio corpo. Desidereremmo essere belle come farfalle. Ma quando ci guardiamo allo specchio sembra proprio che la farfalla sia rimasta imprigionata in uno scafandro.
Provate a fare questo piccolo esercizio: mettetevi davanti a uno specchio a figura intera, possibilmente non vestite con una tuta mimetica, ma con un abito che lasci intravvedere le vostre forme naturali. Fatto? Siete in posizione? Bene, siate sincere con voi stesse. Che cosa vi siete dette per prima cosa?

·         Devo dimagrire
·         Che faccia sciupata
·         Che occhiaie
·         Quante rughe
·         Ho un altro capello bianco
·         Che pancia
·         Che cosce grosse
·         Che poco seno
·         Che seno grosso
·         Che seno cascante
·         Devo depilarmi
·         Ho un altro brufolo
·         Che brutte smagliature
·         Devo rifarmi i capelli
·         Che brutta cicatrice

Se nessuna delle frasi nell'elenco sopra vi è venuta in mente, godetevi la vostra buona immagine corporea. Altrimenti riflettiamo insieme sul perché noi donne siamo così critiche, severe ed esigenti rispetto al nostro aspetto fisico. Perché siamo subito pronte a valutare ciò che vediamo a caccia di difetti invece che apprezzare le buone qualità che sempre ci sono? Per inciso, molte volte quando gli altri ci dicono “ma no, non sei invecchiata/ingrassata, ecc.”, mica ci crediamo!


giovedì 25 luglio 2013

Soffrire in amore (4/4) - Una buona notizia!

a cura di Micaela Crisma, Psicoterapeuta ACCSE

micaela_crisma@yahoo.it


C'è però una buona notizia. Il partner è colui o colei che più ci fa soffrire, ma anche la persona che può aiutarci a guarire da ferite molto profonde.
Se abbiamo la fortuna di incontrare un partner che capisce le nostre dinamiche e vi risponde in maniera sana avremo la possibilità di fare una preziosa esperienza riparatoria e di uscire dal circolo vizioso.
Se amiamo sinceramente il nostro partner, ma vediamo che non riusciamo a superare le difficoltà, una terapia di coppia basata sull'attaccamento può essere di grande aiuto se entrambi i partner sono motivati a cambiare i propri comportamenti.
Se siamo da soli a lottare per il nostro amore, un terapeuta ci può aiutare a vedere cosa ci lega a questa persona, a modificare le dinamiche di relazione distorte e anche, quando è necessario, a staccarci da chi non ci vuole veramente bene.
Qualche volta rimaniamo con una persona perché pensiamo di non poter avere nulla di meglio, per la paura di rimanere soli o perché a fronte di tanti difetti e motivi di sofferenza soddisfa qualche altro nostro bisogno inespresso. In tal caso, una terapia aiuta a capire di che cosa abbiamo bisogno veramente e se il partner in questione può soddisfarlo o meno.
Gli errori ci aiutano a crescere. Rimanere in una relazione che ci fa sentire sbagliati ci impedisce di sviluppare tutte le nostre potenzialità ed è un ostacolo formidabile all'amore e alla felicità.

mercoledì 24 luglio 2013

Soffrire in amore (3/4) - Uomini e donne

a cura di Micaela Crisma, Psicoterapeuta ACCSE
micaela_crisma@yahoo.it


A complicare le cose, nella nostra società uomini e donne vengono spesso ancora allevati in modo molto diverso. Gli uomini fin da piccoli vengono sollecitati a essere autonomi e indipendenti, a non mostrare apertamente ciò che provano (guai a loro se piangono, tabù ancora molto sentito!). Devono essere forti, offrire sicurezza e protezione e allo stesso tempo fare i duri. Ciò favorisce in certe condizioni lo sviluppo di comportamenti violenti, molto più frequenti nei maschi, di cui ci occuperemo in un altro articolo. Allo stesso tempo, l'uomo è abituato a contare sulla presenza di una donna che lo accolga e lo accudisca dal punto di vista affettivo: prima la madre, poi la moglie, poi la figlia. Gli uomini cercano, e trovano quasi sempre, una risposta ai propri bisogni affettivi in una donna. Ciò permette loro di essere apparentemente molto indipendenti. Quando però si ritrovano single, spesso dimostrano di reagire molto peggio e di essere meno capaci di cavarsela da soli senza una donna accanto.

Le donne vengono invece abituate fin da piccole a parlare di sentimenti propri e altrui: possono permettersi di piangere e di manifestare anche i loro lati deboli, ritenuti (a torto) tipicamente femminili. Ci si aspetta inoltre che si occupino degli altri e che da adulte mettano al primo posto il soddisfacimento dei bisogni affettivi del partner, dei figli e di altri familiari. Da un lato possono dimostrarsi deboli e sopraffatte dalle emozioni, dall'altro spesso devono rinunciare ai propri bisogni per occuparsi degli altri ed essere in realtà molto forti e dispensatrici di affetto. Molte donne crescono così con la sensazione di un vuoto affettivo che sperano di poter colmare grazie al partner. E qui nascono le maggior incomprensioni: l'uomo si mostra indipendente e dà per scontato che la donna lo accudisca affettivamente. Lei vive la sua indipendenza come indifferenza e distacco e rimane delusa perché il vuoto affettivo non viene mai colmato. Percependo il distacco, richiede più attenzioni, lui si sente asfissiato e si distacca ancora di più, deludendola. Le stesse dinamiche si possono osservare nelle relazioni omosessuali, anche se con sfumature un po' diverse.

martedì 23 luglio 2013

Soffrire in amore (2/4) - Dalle stelle.... alle liti

a cura di Micaela Crisma, Psicoterapeuta ACCSE
micaela_crisma@yahoo.it


Ognuno di noi in qualche modo ripete col partner degli schemi di relazione che ha appreso da bambino con i propri genitori. Questi schemi ci sono così familiari che nemmeno ci rendiamo conto di possederli, salvo notare, ogni tanto, casualmente, che il partner assomiglia un po' a un genitore (madre o padre, il genere è indifferente in questo caso). Quando da adulti scegliamo un partner, cerchiamo in questa relazione la soddisfazione dei nostri bisogni affettivi. Dopo la fase iniziale di innamoramento in cui, letteralmente, “l'amore è cieco”, iniziano i primi normali dissapori. Chi ha avuto delle solide esperienze di attaccamento sicuro non si lascerà abbattere e le affronterà per quel che sono, piccoli ostacoli da superare per rafforzare il rapporto. Chi però ha avuto esperienze di cura ambivalenti, trascuranti o caratterizzate da incoerenza risponderà in modo molto diverso. Si sentirà punto sul vivo e reagirà mettendo in atto una reazione tipica, quella che per anni gli/le ha permesso di sopravvivere nella famiglia d'origine. Una piccola separazione diventa un abbandono e si reagisce come se quest'ultimo fosse la realtà. Un'incomprensione viene interpretata come un inganno, un tradimento o una dimostrazione che quello che la coppia sta vivendo non è vero amore. Il partner, a sua volta, porta con sé i propri schemi e reagirà al comportamento più o meno appropriato (accuse di tradimento, abbandono, rimostranze, ecc.) seguendo la propria dinamica affettiva tipica.

lunedì 22 luglio 2013

Soffrire in amore (1/4) - Perchè soffriamo in amore?

a cura di Micaela Crisma, Psicoterapeuta ACCSE
(micaela_crisma@yahoo.it)


L'amore, che pena! Eppure non possiamo farne a meno. Ma perché soffriamo tanto e perché capita così spesso di scegliere il partner sbagliato (e di tenerselo)?
Chi ha avuto da piccolo dei genitori amorevoli che hanno risposto in maniera coerente e sollecita ai suoi bisogni è più corazzato contro le pene d'amore. Crescendo, si aspetterà di incontrare dei partner che l'amino, lo/la rispettino e che siano disponibili nel momento del bisogno. Penserà anche di poter esprimere i propri sentimenti, anche quelli scomodi, senza il timore di essere abbandonato per questo. Sarà quindi più autentico, assertivo e capace di farsi rispettare.

La situazione è più difficile per chi ha avuto dei genitori meno attenti e/o con problemi. Chi ha avuto dei genitori distaccati avrà imparato ad arrangiarsi da solo e a non aspettarsi di essere amato. Il futuro partner avrà così a che fare con una persona che farà fatica a mostrare i propri sentimenti e che risponderà con l'indifferenza di fronte al rischio di una separazione. Il partner invece che ha avuto dei genitori ansiosi, preoccupati e incoerenti tenderà ad avere un comportamento altrettanto incoerente. Pronto a fare i capricci, a pretendere attenzioni e allo stesso tempo terrorizzato di essere abbandonato. Infine, quando i genitori sono stati molto assenti per malattie, gravi lutti, problemi o sono stati maltrattanti, la persona farà molta difficoltà a fidarsi veramente del partner. Vivrà nel timore della ritorsione, del tradimento, dell'inganno, e si comporterà di conseguenza, anche quando ciò non è giustificato dalla situazione.

martedì 28 maggio 2013

Bullismo e doping

L'8 maggio 2013 l'A.C.C.S.E., in collaborazione al SAP (Sindacato Autonomo di Polizia), ha partecipato all'evento dell' "Osservatorio Nazionale del Bullismo e Doping", tenutosi in città, che ha visto partecipare molti alunni delle terze medie di Trieste.
Lo scopo era quello di sensibilizzare i giovani, nelle maggiori città italiane, rispetto due temi molto "caldi" in questo periodo: il bullismo nelle scuole e il doping nello sport.
L'incontro di Trieste, che è durato circa 2 ore, ha permesso ai ragazzi in sala (412 in tutto), di ascoltare testimonianze di sportivi ad alti livelli, che hanno spiegato il senso del sacrificio per raggiungere l'obiettivo, la vittoria della gara, senza utilizzare scorciatoie o facilitazioni che accelererebbero la meta togliendo la soddisfazione derivata dall'impegno di molte stagioni sportive.

L'intervento sul bullismo è stato proposto attraverso la presentazione di due filmati, principalmente con lo
scopo di far riflettere. Poco dopo si è iniziata la parte con contenuti e definizioni dei ruoli svolti all'interno del gruppo, dal bullo, dai gregari, dalla vittima, facendo un'analisi approfondita di comportamenti, pensieri, dinamiche di ciascuno.
I ragazzi hanno assistito volentieri, sono stati partecipi e collaborativi, specie quando si è approfondito il tema del cyberbullismo, quel fenomeno che dilaga sempre più grazie all'ausilio della tecnologia e il possesso di  smartphone dotati di connessione ad internet, che è forse ancora più subdolo del bullismo di prima generazione, in quanto la vittima stessa è schernita in rete, senza che possa vedere in volto il suo "nemico", senza la possibilità di difendersi e dire la sua.
E' stata una bella esperienza, che si spera, possa essere ripetuta più di una volta l'anno: se si vuole combattere davvero il fenomeno, dovrebbe diventare un periodico appuntamento di aggiornamento, di riflessione, di condivisione.


Nell'immagine, l'articolo che Il Piccolo ha dedicato all'iniziativa. 

lunedì 20 maggio 2013

Scuola per genitori 2013

Si è concluso lunedì 6 maggio il ciclo di incontri e approfondimenti per genitori, insegnanti ed educatori che ACCSE ha condotto in collaborazione con Le Buone Pratiche Onlus, a latere della III Edizione della Scuola per genitori
L'idea nuova di questa edizione era di affiancare alle serate ricche di spunti, condotte da relatori di fama nazionale, dei momenti a partecipazione più limitata, in cui fosse possibile approfondire i temi proposti attraverso una metodologia esperienziale. Due socie di ACCSE hanno animato questi "laboratori" attraverso discussioni, role-play, scambio di esperienze sull'adolescenza, sui conflitti in famiglia, sui rapporti famiglia-scuola e su molti altri temi che emergevano spontaneamente dal confronto tra i partecipanti. Attraverso la metafora della valigia, ciascuno è diventato compagno di viaggio per gli altri, alla ricerca del proprio, personalissimo modo di essere genitore, in rapporto con ciascuno dei propri, personalissimi figli. 
L'iniziativa è stata seguita con entusiasmo e partecipazione, attendiamo ora le novità per il prossimo anno....