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giovedì 12 maggio 2016

Riapre lo sportello d'ascolto!

Riapre il servizio dello Sportello d'Ascolto di ACCSE, rivolto a individui e famiglie che per diversi motivi non hanno accesso ad altri servizi. E' totalmente gratuito e consiste in un momento di prima accoglienza con personale qualificato, per ascoltare e indirizzare. 
Ci trovate presso la sede ACCSE, in via Genova 14 a Trieste, con il seguente orario:
  • lunedì dalle 14 alle 16
  • giovedì dalle 9 alle 11


martedì 25 agosto 2015

Genitori sì, genitori no

di Antonella Deponte (dr.deponte@gmail.com)



Si fa un gran parlare di genitorialità, in questo periodo, e la cronaca offre molti spunti di discussione. Si sa, la vita precede e supera la teoria, interpella e insiste finché non ha risposta e se ne frega, se i modelli degli esperti non sono già pronti o le norme morali non comprendono esattamente il caso.
Mettiamoci pure un po' di manipolazione ad hoc, vuoi per vendere di più, vuoi per condizionare i temi del dibattito pubblico, ed ecco il tema scottante di chi deve decidere cosa fa o non fa un buon genitore, cos'è cosa non è, quale livello di salute mentale è auspicabile per abbracciare la progenie.
Definire ciò che rende una persona un buon genitore non è facile. Già il fatto di chiederselo, aiuta a diventarlo. Cercare una risposta non solipsistica nel confronto con gli altri, è un buon metodo per lavorare alla propria capacità genitoriale. Mettersi di fronte ai propri figli consapevoli che sono persone intere con la loro individualità e la loro (futura) storia, è un passo avanti. Considerare che i figli non sono “diritti” ma aprono una strada piena di doveri e responsabilità e bellezze, è un altro passetto. Cercare di essere esempi credibili, un po' maldestri, sicuramente perfettibili, a volte persino lievemente patetici (siamo tutti un po' patetici, a volte), è un gran salto. Riuscire a mettere da parte, almeno parzialmente, almeno temporaneamente, i propri desideri e le proprie necessità e le proprie aspettative per far spazio all'inestricabilmente “altro” che è ogni figlio... qui siamo quasi al piano della virtù. 
Eppure è una virtù necessaria. Accettare la sfida coinvolgente e appassionante di accompagnare lo sviluppo degli uomini e delle donne di domani non è un lavoro part-time, né full-time, né un lavoro. Potremmo dire che è una missione, se non corressimo il rischio di metterci addosso i panni del salvatore e di cadere in deliri di quasi-onnipotenza (sì, perché la nostra influenza sui figli è enorme, ma l'educazione è relazione, contempla in sè l'azione e la reazione dell'altro).
Detto questo, è sufficiente farsi un breve esame di coscienza per evitare giudizi affrettati e poco competenti sulle altrui capacità, e rimettersi a lavorare sulle proprie. Sperando e pregando che il seme cada sulla buona terra, e che non arrivino troppe tempeste. 

Photo by D Sharon Pruitt


domenica 15 marzo 2015

Il mio cuore batte come il tuo



di Antonella Deponte


Il mio cuore batte come il tuo. È questo il rivoluzionario messaggio che “Il gioco del rispetto” vuole portare nelle nostre scuole dell'infanzia.
Parla di uguaglianza, parla di diversità. Perchè ciascuna persona ha valore in sé, perché ciascuno è a suo modo diverso. A quel che posso vedere, il gioco del rispetto dimostra che nel diverso da me, anche nel costituzionalmente diverso da me, posso trovare qualcosa di mio. Posso trovare un cuore che batte, una mente che pensa. Qualcosa che renda possibile la comunicazione e la relazione. Dimostra che nessuno, maschio o femmina che sia, mi è totalmente estraneo perché condividiamo emozioni, sensazioni, aspirazioni e desideri.
La presentazione del progetto propone di “insegnare ai bambini il rispetto di genere e il superamento di stereotipi e discriminazioni”. Sì, perché gli stereotipi si interiorizzano da piccoli, in età prescolare. Tutti i modelli proposti dalla società - implicitamente ed esplicitamente - vengono interiorizzati da piccoli, quindi è nell'interesse di tutti che si cerchi di favorire l'interiorizzazione di modelli anziché di stereotipi, di atteggiamenti di rispetto anziché di discriminazione. Ritengo che sia quello che ogni genitore pensante cerca di fare, ritengo che sia quello che possiamo chiedere a ogni agenzia educativa.
C'è chi pensa che lavorare alla riduzione degli stereotipi di genere significhi produrre confusione nell'identità sessuale dei bambini. Scusate, ma è come pensare che professarsi mussulmano significhi aspirare al terrorismo, tanto per restare nel tema delle grandi paure che stanno attanagliando le nostre comunità in questo periodo.
Ma vediamo più da vicino questo progetto che tanto polverone ha scatenato. Prendiamoci cinque minuti per leggere il materiale messo abbondantemente a disposizione. Mi fermerò al materiale presente fino a ieri (10/03/2015) in rete. Da oggi infatti il materiale è molto di più, al punto da mettere a rischio alcuni aspetti metodologici e alcuni diritti di coloro che ci hanno lavorato.
Mi fermerò anche ad un'analisi del “come” piuttosto che del “cosa”, sia perché i contenuti sono stati spiegati e commentati ampiamente da altri, sia perché il progetto è notevole proprio per la competenza, la cura e il rigore scientifico del suo impianto. Molte altre attività che vengono proposte ai nostri figli hanno credenziali infinitamente minori.
Ad ogni modo, ecco quello che si poteva desumere dalla lettura delle informazioni sul progetto “Gioco del Rispetto”.
1. E' rivolto a bambini in età prescolare, perché come si diceva prima è a quell'età che cominciano a interiorizzarsi stereotipi e pregiudizi. Ora, l'Italia è al 69° posto al mondo per parità di genere (http://reports.weforum.org/global-gender-gap-report-2014/rankings/), si capisce che un po' di strada da fare ne abbiamo, meglio cominciare...
2. I genitori vengono informati e devono esprimere il consenso o meno alla partecipazione. Fa strano che ci sia stato qualche genitore che affermi di non essere stato informato, perché oltre ad essere un illecito, la collaborazione della famiglia è preziosa, è nell'interesse stesso di chi promuove il progetto rendersi disponibile a ogni chiarimento o informazione ulteriore che si rendesse necessaria. I recapiti delle responsabili del progetto sono indicati molto più chiaramente del recapito del responsabile di filiale della mia banca quando voglio un'informazione sul conto...
2. Gli insegnanti vengono formati, viene consegnato il kit che contiene il materiale di gioco e che per un mese viene messo a disposizione dei bambini durante le ore di attività scolastica. Passato il mese, le ricercatrici raccolgono le osservazioni e i dati. Ops. Orrore. Dati? Quindi sperimentazione? Quindi bambini-cavie? Attenzione. Rigore scientifico non è una parolaccia. Rigore scientifico è quell'insieme di metodologie condivise a livello internazionale e storicamente consolidate che permette di valutare le ipotesi e gli interventi. É quell'insieme di procedure che permette di dar ragione – o meno – del proprio operato e di capirne la portata. L'”osservazione” (vedi le foto riprese da http://www.triesteprima.it/cronaca/esperimenti-hot-all-asilo-toccamenti-e-scambi-d-abito-per-i-bambini.html in data 10/03/2015) non è la schedatura (sic!), è una tecnica non invasiva e metodologicamente ineccepibile confermata da decenni di utilizzo su scala mondiale. Se qualcuno ha dubbi, basta che consulti un qualsiasi manuale di metodologia della ricerca. Ve ne sono di ottimi, anche scritti da uomini, se questo vi dà più sicurezza.
3. No alla sperimentazione sulla pelle dei bambini. E qui sono perfettamente d'accordo. Infatti l'osservazione, come spiegavo prima, è una tecnica per definizione non invasiva. Tra l'altro, permette la mera registrazione del comportamento, non la correzione, in qualsiasi direzione.
I giochi proposti rientrano nella normale varietà di attività che i bambini spontaneamente agiscono. Normalmente, i dati vengono analizzati in forma aggregata e anonima proprio a tutela dei partecipanti. Inoltre, da decenni le metodologie di ricerca e di intervento sono sottoposte a Codici Etici e Deontologici che mettono al centro l'interesse prioritario delle persone partecipanti.

Come scrivevo sopra, da oggi si trova in rete l'intero materiale prodotto, liberamente consultabile da chiunque. Spero che venga trattato con la delicatezza che merita, perché si tratta di materiale pensato e costruito con pazienza e competenza. É questo il motivo della riservatezza che finora lo ha circondato, non certo propositi complottistici di alterazione dell'ordine naturale. É materiale costruito pensando ai bambini che lo useranno per divertirsi e per sperimentare. Sì, sperimentare: cosa che fanno in ogni momento della giornata. Sperimentare abilità, relazioni, modi di stare al mondo: con la curiosità e l'innocenza che troppa fretta abbiamo di adeguare alle nostre categorie pantofolaie.


PS: cosa sono le categorie pantofolaie? Ve lo racconto in un altro post ;-)

sabato 18 gennaio 2014

Come Michelangelo, dal modello alla vita

di Antonella Deponte (dr.deponte@gmail.com)


Qualche tempo fa, una giovane studiosa dall'animo gentile mi scrisse per chiedere il mio parere sull'influenza che le esperienze vissute nel rapporto con i genitori possono avere nella vita di una persona. Le risposi così...


Cara A., se non sbaglio, mi chiedi quanto è importante la presenza dei genitori e i modelli che ci propongono, e quanto influenzano la nostra capacità di amare e le nostre relazioni da adulti. In linea di massima, tutta la psicologia dà molta importanza alle esperienze che passiamo nei primi anni della nostra vita, quindi nei primi rapporti sociali che sperimentiamo: quelli con le cosiddette "figure di riferimento", primariamente madre e padre. Relazioni "sane" e "positive" con i genitori sono alla base della nostra fiducia negli altri, della nostra capacità di prenderci cura di noi e - a nostra volta - di prenderci cura degli altri. Costituiscono modelli che poi useremo in qualche modo in tutte le relazioni: amicali, affettive, lavorative.
Dall'altra parte, relazioni genitori/figli fortemente disturbate possono contribuire a disagio sociale, a disadattamento in varie forme, anche a malattie psichiche importanti. 
Detto questo però, bisogna aggiungere altre cose che la psicologia - e l'esperienza quotidiana - ci dicono, ma che spesso passano un po' inosservate:
- pur essendo importanti, madre e padre non sono le uniche persone adulte con cui il bambino si relaziona, Spesso, lì dove la figura genitoriale è più debole (e ciascun genitore è "debole" su qualche cosa) facciamo riferimento ad altre persone che ci danno positività e sicurezza: altri familiari, fratelli maggiori, insegnanti, educatori, amici... insomma, siamo capaci di assorbire il "bene" ovunque sia, e nei nostri modelli mentali entra il contributo di tutte le persone che incontriamo.
- spesso, una storia familiare di rapporti difficili o di vera e propria inadeguatezza genitoriale può essere un punto di partenza per il giovane e l'adulto verso una elaborazione più consapevole e più lucida del proprio Sè, rispetto a chi, non dovendo elaborare traumi o risolvere problemi, talvolta si limita ad applicare per imitazione quello che ha vissuto. 
- se è vero che alcune relazioni sono più sane e altre meno sane o malate, la relazione perfetta e perfettamente sana NON esiste, possiamo parlare solo di modelli più o meno buoni. Anche perchè quello che potrebbe essere "perfetto" per me non lo è per te, quello che va bene per la mia prima figlia non va bene per il mio secondo figlio, e così via.
- infine, quello che interiorizziamo attraverso le nostre precoci esperienze familiari sono appunto "modelli". Hai presente il modello che gli artisti si mettono davanti agli occhi per ricavarne un quadro, una scultura, un'opera d'arte? Il modello è lo stesso, eppure il risultato potrebbe essere un capolavoro o una "crosta",  venir espresso con una visione realista, un fumetto, un'opera cubista o impressionista... insomma portare a risultati molto diversi dal modello originale.


Tutto questo per dirti che il modello sì, è importante, è importante il tipo di relazioni che abbiamo vissuto nella nostra famiglia, ma più importante è quello che decidiamo di fare noi, con quel modello. Michelangelo insegna che da un informe pezzo di pietra si può ricavare una Pietà sublime...