Via Genova, 14 - 34121 Trieste (TS)
e-mail: associazione.accse@gmail.com
tel: 329 0131925
Visualizzazione post con etichetta emozioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta emozioni. Mostra tutti i post

martedì 17 febbraio 2015

#50sfumaturedigrigio

di Antonella Deponte (dr.deponte@gmail.com)

Questa non è una recensione sul film (che non ho visto), né sul libro (che non ho letto). Questa è una riflessione sul chiacchiericcio che impazza in questi giorni intorno a film e libro, anzi libri, dal momento che si tratta di una trilogia. Perchè parlare delle parole che vengono usate per vendere il prodotto, anziché parlare del prodotto?
A mio avviso, è opportuno parlarne perché tutto il battage pubblicitario, le innumerevoli recensioni e discussioni – più o meno create ad arte, più o meno guidate – arrivano a molte persone, anche a chi non accederà direttamente alla fonte, anche ad adolescenti. Molte di queste parole mi hanno colpito e preoccupato, perché influenzano la cultura, provocano sulla percezione della coppia e della donna effetti più subdolamente perversi di tutte le 50 sfumature del titolo.
Leggo ad esempio che il film avrebbe oscurato, per non dire eliminato, tutta la descrizione del piacere femminile, che sembra essere una delle caratteristiche principali del libro. Il libro viene celebrato per l'importanza con cui sottolinea il piacere di lei, profondendosi in dettagliate descrizioni, dicono.
Fin qui, potrei concludere che l'attenzione si volge finalmente alla sessualità femminile, benchè lo faccia in un modo che è stato definito “soft porn” e sgrammaticato (ahimè, il principale motivo che mi trattiene dal leggere un libro, qualsiasi libro: sapere che è scritto male).
Evviva quindi il focus delle masse e dei letterati sulla donna nella sua integrità psico-fisica, su quella componente ancora misteriosa e segretamente temuta del suo stare al mondo qual è il piacere sessuale, commistione unica di corpo e mente, espressione intima e poderosa della vitalità di una persona. Peccato che di tutta questa celebrazione si perda traccia nel film. Ma.... c'è un ma.
La trilogia narra una storia di sottomissione e di violenza.
Perchè celebrare il piacere femminile attraverso una storia dove la sottomissione della donna all'uomo è tanto volontaria quanto totale abdicazione di sé?
Siamo alle solite: c'è la povera Cenerentola, di cui si prenderà cura il ricco principe. Lo farà a sculacciate e frustate, ma tant'è. Il tutto condito dall'”Io ti salverò” di crocerossina memoria.
É storia vecchia: alla donna è concesso provare piacere, ma solo in un rapporto di sottomissione all'uomo, solo rispondendo con obbedienza cieca a tutte le sue perversioni, solo se questo piacere si accompagna inestricabilmente al dolore.
Tutto è cambiato, nulla è cambiato.
Figlie mie, benvenute nel mondo dove finalmente si farà più attenzione a voi. Per legarvi meglio.

mercoledì 31 luglio 2013

3 - Facciamo volare la farfalla


a cura di Micaela Crisma, psicoterapeuta ACCSE
micaela_crisma@yahoo.it



Il modo in cui ci vediamo allo specchio ha a che fare con la nostra autostima. L'autostima non è un concetto monolitico, ma è costituita da tanti aspetti. Ad esempio, la mia autostima può derivare da come valuto la mia immagine corporea, ma anche il mio successo nello studio, nelle relazioni, nel lavoro, come genitore, nello sport, nella musica, nelle abilità manuali, ecc. Se associo tutta la mia autostima all'immagine corporea faccio un esame veramente poco accurato della realtà. Da anni psichiatri e psicologi riconoscono che alla base di disturbi alimentari molto gravi come l'anoressia o la bulimia nervosa ci sia un problema di autostima, o meglio la tendenza a valutare il proprio valore sulla base dell'immagine corporea percepita (non sempre realistica). In pratica la persona, di solito una giovane donna, si vede sempre troppo grassa, si sottopone a diete ferree e dannose impossibili da seguire, finisce per abbuffarsi come reazione al digiuno e tende a riprendere ancora più peso, per poi rimettersi a dieta, in un circolo vizioso di sofferenza senza fine. Se vi trovate in questa condizione, sappiate che è possibile uscirne. Talvolta è necessario l'intervento di uno specialista, altre volte è sufficiente impegnarsi a seguire un buon programma di auto aiuto (se volete dei consigli gratuiti, scrivete pure alla nostra associazione).
Ma torniamo a noi e impariamo a far volare la farfalla, a liberarla dallo scafandro.
Vi suggerirò di seguito alcuni esercizi per imparare ad amare di più voi stesse. Se vi va scrivete qui sul blog, e condividete, anche in via anonima, le vostre emozioni, impressioni, critiche o suggerimenti.
Primo esercizio: mettetevi davanti allo specchio a figura intera e scorrete lentamente con lo sguardo il contorno del vostro corpo e i tratti del viso. Fatelo lentamente e, soprattutto, non giudicate. Anzi, sforzatevi di avere uno sguardo affettuoso. Lasciate scorrere lo sguardo e osservate, come fareste davanti a un panorama o a un quadro astratto. Prendete nota mentalmente delle cose che vi colpiscono e chiedetevi se state esprimendo un giudizio o se siete capaci solo di osservare.

Dopo circa 5 minuti potete fermarvi e riflettere. Vi siete soffermate solo sui difetti? O siete riuscite a cogliere anche qualche buona qualità? Che emozioni provavate? Siete riuscite a provare un po' di affetto per voi stesse e per il vostro corpo?